Zalone vola alto, Müller vola in Svizzera

Checco Zalone è nostro, come caparbia sostiene la bipede, tenendo il punto nel tempo contro amichevoli battute di scherno e pernacchie. L’ultimo film, e ancor più il Cinechat con Marco Giusti, affollatissimo, dimostrano senza più dubbi la sorniona, sottile satira anticonformista del comico pugliese. Giusti, un intoccabile della mafietta cinefila di Rai3 e dintorni (you know who you are) era scarso come intervistatore-spalla.
18 AGO 20
Immagine di Zalone vola alto, Müller vola in Svizzera
Non è stato un finale in bellezza. Gli ultimi due film in concorso al Festival di Roma hanno giocato con la pazienza degli spettatori. “Tir” di Alberto Fasulo racconta la vita del camionista straniero: turni massacranti, fidanzata lontana, cabina scomoda, docce rare, attese tra un carico e l’altro, piazzole di sosta. Quest’anno si porta lo stile documentaristico, celebrato dal Leone d’oro veneziano a “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi: una dose di realtà poco o niente sceneggiata deve per forza stare in programma. “Another me” di Isabelle Coixet si colloca all’opposto, nella gamma dell’artistico che fa fuggire. La regista catalana affronta il genere horror e lo infarcisce di scene ridicole. Una ragazza dai capelli rossi viene scelta per la recita scolastica, nella parte di Lady Macbeth. Ha per sostituta un’altra ragazza dai capelli rossi. Strane e inquietanti presenze si manifestano nell’ascensore, quasi sempre rotto (l’inquilina della porta accanto è Geraldine Chaplin, presenza fissa negli horror, poveretta). La mamma della ragazza – il padre ha la sclerosi a placche – va a letto con l’insegnante di recitazione (in mancanza di altri personaggi atti alla bisogna). Salta fuori una gemella morta alla nascita, infuriata e vendicativa.
Meno male che ieri sono arrivate le ragazzine. Sedute per terra fin dal mattino, accompagnate da qualche raro maschio, aspettavano Jennifer Lawrence (qualcuna ripassando il libro di Suzanne Collins, consumato e stropicciato). Aspettavano “La ragazza di fuoco” della trilogia “The Hunger Games”: al festival era in programma l’altro ieri il secondo capitolo, diretto da Francis Lawrence. Tanto entusiasmo, commentato con il solito sdegno in sala stampa, non si era visto neppure per “Twilight”. Alle sette, come un sol uomo, i cinefili hanno mollato i computer per vedere “The Mole Song - Undercover Agent Reiji”, ultimo film del loro idolo giapponese Takeshi Mike. Stessi gridolini entusiasti e stessi applausi che le adolescenti avevano riservato a Jennifer Lawrence. Una Diana cacciatrice con arco e frecce che all’occasione sa come indossare un abito da sera di Alexander McQueen.
Tendiamo a considerare i gusti degli altri più cretini dei nostri. Ma i cinefili dovrebbero sapere che il cinema esiste e prospera grazie a “Hunger Games - La ragazza di fuoco” e “Sole a catinelle” con Checco Zalone. Non a certi film-panda, bisognosi di bambagia e sovvenzioni per sopravvivere, giacché da soli non ce la farebbero. I panda-panda mangiano solo germogli rari e si accoppiano malvolentieri. I film-panda prosperano in un solo habitat: i festival dove sono invitati, coccolati e premiati, spingendo gli aspiranti registi all’imitazione. Fuori, nella giungla delle sale e nel mondo che non ha rispetto per l’Arte e la Cultura, al primo spiffero si beccano un malanno. Per agevolare la riproduzione dei panda, gli animalisti forniscono film porno (con panda, la mascherina sadomaso ce l’hanno incorporata). Per agevolare la riproduzione dei film incapaci di incassare quanto basta a rientrare dalle spese, hanno inventato i festival.
di Mariarosa Mancuso
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Checco Zalone è nostro, come caparbia sostiene la bipede, tenendo il punto nel tempo contro amichevoli battute di scherno e pernacchie. L’ultimo film, e ancor più il Cinechat con Marco Giusti, affollatissimo, dimostrano senza più dubbi la sorniona, sottile satira anticonformista del comico pugliese. Giusti, un intoccabile della mafietta cinefila di Rai3 e dintorni (you know who you are) era scarso come intervistatore-spalla. (Se la cagnetta crepa per polpetta marcia, cherchez la gauche cinéphile). Cercava inutilmente di portare Zalone-Luca Medici sul terreno perbenista (“Cosa pensi di Berlusconi?”. Risposta affatto paradossale, “è molto più simpatico di me. Dovrebbe stare qui al mio posto. Lui sì che sa stare su un palcoscenico”). Insisteva l’autore intellò di “Blob”, “Stracult” eccetera, per sapere cosa pensa la star d’incassi della politica e “dell’Italia di oggi”, palesemente sperando in battute-scaracchio sul paese ridotto a discarica puzzolente dal Cav., stile “L’ultima ruota del carro” della correttissima Fandango. Invece niente. L’intellettuale de’ sinistra non molla la domanda, e allora il ragazzo di Capurso sospira che ha fatto satira sulla Lega in passato ma “oggi non sparo sulla Croce Rossa”. Non proprio difficile da decifrare, caro Giusti. Visti gli ultimi film del concorso, si conferma che “her” (minuscolo, please, vedere manifesto: la “lei” è virtuale) resta senza concorrenza alcuna. Vedremo cosa combina la giuria stasera, presidente James Gray (“Two Lovers”, “The Immigrant”) con Joaquin Phoenix. Sul titolo c’è Marion Cotillard, una madonna addolorata “sempre attaccata alle tende” (copyright Gloria Satta); ma quando è in scena l’affascinante sfruttatore innamorato di lei (Joaquin) il film vola. Insomma, Gray se ne intende ma le giurie sono imprevedibili. Il vincitore morale e artistico di ogni Marc’Aurelio è Spike Jonze, la troupe tecnica (costumi di Casey Storm inclusi) e il cast, Phoenix first. Marco Müller, con contratto annuale per il festival romano, al termine della sua seconda edizione, o piove o tira vento, pare che volerà felice verso la sua Svizzera, con approdo a Locarno, dove nasce come direttore di festival (8 anni lì e 8 al Lido). Voci autorevoli dicono che lo aspetta un’accoglienza di riguardo come mansioni e compenso, di super-direttore-overlord del festival svizzero con a disposizione, fatto su misura per lui, il nuovo Palazzo del cinema (30 milioni di franchi, pronto per l’edizione del 2015. Sono svizzeri: è credibile). A Venezia, resta ancora il bucone pieno di amianto irremovibile causa costi, che rende impossibile costruire il sempre rimandato nuovo Palazzo del cinema. Martedì round-up della bipede e Premi di Pulcinella.